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Ci tenevo a farvi sapere che…

…ricordo ancora quando all’età  di 3 anni vedevo signora Chiara (buonanima e parente) uscire da casa per andare a “serrai is cancellusu” (chiudere i cancelli, quelli tipici a rete a losanga: erano così sulla mia strada) perchè doveva “passai sa lettorina, cussa chi sckìara comenti is mardonasa” (passare la littorina, quella che stride come i ratti): era una festa perchè passavano le Adn delle ormai defunte Ferrovie Meridionali Sarde, e per noi bambini di Sant’Antioco era come se passasse la processione di un santo. Allora signora Chiara dopo aver chiuso i cancelli si metteva dentro il casottino che faceva angolo con la strada e sferruzzava a maglia; dopo il passaggio e il saluto si riapriva e lei tornava dentro la cantoniera. Poi si passava al gioco e si imitava tvu tvu tvu… tvu tvu tvu… era un ritmo, un suono, una musica… era bello…. si volava con la fantasia oltre tutti i confini. Poi d’estate si andava al mare in spiaggia, a Cussorgia a 7 km ca da S. Antioco per Calasetta, e alla stazione ci aspettava la capostazione, Zia Pietrina, anche lei amica di famiglia e madrina di mia madre, e ricordo ancora il telefono a cornetta nero, che qualche volta avvisava del ritardo per la coincidenza col traghetto per Carloforte…. E la prima volta che entrai a Carbonia fu amore a prima vista con le Aln 772, solitamente binate… Così è nata la mia passione per i treni. Ma li ho conosciuti poi meglio all’età  di 13 anni quando partii dalla Sardegna per Torino, mio zio prete ed io, per entrare in seminario: ricordo la Freccia Sarda con le carrozze X rosso-fegato, il cambio a Chilivani e l’arrivo a Porto Torres Marittima (sparita anch’essa) per l’imbarco: era il 1983. Poi a Genova ho visto i TRENI, mi ricordo l’incrocio con un merci verso Scrivia (mi pare Serravalle) trainato da una “stranissima” (per me era così, con quegli avancorpi e finestrelle piccole) E626, e il pianto nella galleria prima di arrivare ad Alessandria, affacciato ad un finestrino, per aver perso nel treno sardo uno zainetto dove avevo le mie cose più care… e i primi segni di nostalgia… eppure quello zainetto mi fu recapitato a Torino… (efficienza di allora?). E il piacere del treno è rimasto nei miei pensieri finchè nel 2001 a dispetto di mia moglie che lo riteneva ridicolo, comprai un set della Lima Hobby del Pendolino etr 480: da allora ho ca 300 locomotive e 650 tra carri e carrozze…
Dimenticavo: ora ho comprato casa a ridosso della Stazione FdS di Monserrato e faccio parte della associazione ferroviaria sarda che ha sede proprio nel museo della stazione.

 

 

Avevo una scocca…..

Un pomeriggio il mio piccolo Lorenzo, ignaro delle conseguenze, pensò di “iniettare” un pochino di colla Faller (quella per “saldare” il plasticard) nelle grate di una D 445 Lima, così, giusto per fare un esperimento; per lui una sorta di conquista, per me…. un atroce nervoso…..

La scocca entrò in un cassetto, quasi a narcotizzare il fremito per una simile manifestazione, occhio non vede… Ma poi la giusta freddezza fermodellistica ha suggerito delle curiose operazioni: perchè non ricavarne una inedita D445 di prima serie con i suoi originali vetri curvi? Il lampo mi spinse all’opera e ….. il resto lo vedrete attraverso le foto :)

 

in seguito gli aggiornamenti ;)

Unità d’ Italia, un viaggio lungo 150 anni

Meraviglioso video di proprietà e realizzato dal Gruppo Ferrovie dello Stato per commemorare i 150 anni dell’ Unità d’ Italia.

Passione per i treni …

Proprio da questa immagine iniziò a prendere forma quella che poi sarebbe stata la mia grande passione per i Treni. Ero un bambino e la stazione era proprio a due isolati da casa mia. Ebbene si, dagli anni ’50 fino al ’76 a Sant’Antioco, provincia di Carbonia-Iglesias, penisola, nell’isola, c’era una stazione.

Un pò di storia, da Wikipedia:

Questa linea, che spesso veniva chiamata ferrovia del Sulcis, fu realizzata e gestita dalle Ferrovie Meridionali Sarde, e venne aperta al traffico il 23 maggio 1926. Il percorso della ferrovia (80 km) iniziava dalla stazione FMS di Siliqua, situata di fronte a quella delle FS, dopodiché procedeva verso sud, attraverso il colle di Campanasissa, dopo il quale la linea virava verso ovest giungendo a Terrubia e Narcao. Da qui la linea scendeva verso Santadi e Giba, per poi risalire verso Tratalias, dove virava verso ovest raggiungendo la stazione del comune di Palmas Suergiu (dal 1952 San Giovanni Suergiu), sede di officine e depositi[1], e dove si innestava anche una diramazione per Iglesias, linea che da Carbonia era a doppio binario. La linea proseguiva costeggiando la SS 126, e dopo la stazione in località Ponti a Sant’Antioco, sita nel porto di quest’ultimo abitato e dove aveva termine il tratto a doppio binario[2], la ferrovia giungeva attraverso un ponte (in origine girevole) nell’isola di Sant’Antioco. Lasciata la stazione cittadina dell’omonimo paese, la ferrovia proseguiva lungo la costa nord est dell’isola, e dopo la fermata nella frazione balneare di Cussorgia, giungeva infine nel lungomare di Calasetta, con la stazione capolinea situata a pochi metri dal porto.

Un’ADe delle FMS proveniente da Narcao a San Giovanni Suergiu nel 1973, nel punto di incrocio con la linea da Iglesias.
Autore Bernhard Studer – Photorail.com

Durante la seconda guerra mondiale la ferrovia, pur dovendo rinunciare all’utilizzo delle automotrici diesel entrate in servizio a metà degli anni trenta, restò sempre attiva. Infatti le FMS garantirono sempre almeno due treni passeggeri e uno merci durante tutto il periodo bellico[2]. Nel dopoguerra, nell’ambito di un programma di aggiornamento della rete ferroviaria sarda, anche la ferrovia fu sottoposta a lavori di ammodernamento, e in quei tempi fu avanzata anche la proposta di collegare Siliqua con Villacidro (e quindi con la ferrovia che da qui partiva per Isili e Ales), creando di fatto un unico tronco ferroviario a scartamento ridotto tra Calasetta e il Sarcidano. La proposta, peraltro prevista sin dal 1926[3], non venne mai approvata (inoltre la Isili-Villacidro fu chiusa poco tempo dopo), così come non andò oltre la fase propositiva la possibile conversione a scartamento ordinario della ferrovia e della diramazione per Iglesias. Nei primi anni sessanta, contemporaneamente a nuove automotrici (in servizio dal 14 agosto 1960), iniziarono a circolare le prime voci di una possibile chiusura delle linee sulcitane, fatto che portò alla mobilitazione delle autorità della zona. Nel 1968 a causa della costruzione della diga di Bau Pressiu, venne chiusa la tratta da Siliqua a Narcao, sostituita da autolinee il 13 luglio di quello stesso anno, fatto che compromise i collegamenti ferroviari con la rete FS e quindi con Cagliari per gli utenti del basso Sulcis.

In seguito alla crisi di competitività della ferrovia nei confronti delle autolinee, la più volte paventata chiusura della rete FMS si concretizzò nel 1974, così anche la tratta superstite tra Narcao e Calasetta venne chiusa all’esercizio il 1°settembre 1974. Per il tratto da Sant’Antioco a San Giovanni Suergiu (più quello da quest’ultimo centro a Carbonia, incluso nella diramazione per Iglesias) viene decisa la conversione a scartamento ordinario e il collegamento con la Villamassargia-Carbonia delle FS a cura del Ministero dei Trasporti[4], ma l’operazione non venne mai compiuta.

Dalla chiusura della ferrovia sino al 2008 la relazione venne coperta tramite autolinee sostitutive, a cura delle stesse FMS, diventate principale gestore del trasporto pubblico su gomma nella zona. Dal 2008 le FMS sono state assorbite dall’ARST, che ha rilevato anche la gestione delle autolinee sostitutive, sebbene per esse sia stata rimossa la classificazione e la tariffazione di servizio sostitutivo ferroviario che le caratterizzava durante la gestione FMS.

La linea fu interamente smantellata negli anni successivi alla chiusura, ma le stazioni e i ponti sono tuttora presenti e in certi casi in un discreto stato di conservazione, mentre altre opere, come le cantoniere e le stazioni minori, dimostrano decenni di abbandono.

 

Stazione di San Giovanni Suergiu Fonte: http://www.ferroviemeridionalisarde.it/fmstoria.htm